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Filtropressa: una storia antica… per un nuovo patto ambientale!

Pubblicato il In blog

Nell’industria le filtropresse sono comunemente usate per disidratare i fanghi e recuperare l’acqua di processo, favorendo risparmio smaltimento.
La funzione della filtropressa a fanghi è quella di creare panetti all’interno di camere create tra le sue piastre per poi disidratarli grazie a una contropressione data da pistoni pneumatici.
La pressione della pompa di alimentazione disidrata il fango e l’acqua passa attraverso un collettore creato dai fori negli angoli delle piastre filtranti lasciando i panetti solidi nelle camere.
I panetti vengono poi scaricati su un nastro trasportatore, all’interno di un contenitore o a terra prima che il ciclo si ripeta.

Matec, solo negli ultimi due anni, ha installato più di 250 impianti di depurazione sparsi in tutto il mondo, ma quali sono le origini del macchinario filtropressa, che oggi ha utilizzi industriali nei più disparati settori?

Tornando indietro di migliaia di anni, troviamo modelli rudimentali di filtropresse in varie culture di diverse parti del mondo.
Le prime presse in legno utilizzate da latini e romani hanno origine tra il 100 a.C. e il 400 d.C. e venivano utilizzate per la produzione di olio e vino.
La XVIII dinastia egiziana del 1543-1292 a.C., nello splendente regno di Tutankhamon ,produceva il vino tramite una pressa a sacco.
In Cina nel 1600 a.C., durante il regno degli Shang Fu, la produzione del tè derivante dalla camelia avveniva tramite un altro particolare esemplare di filtropressa in legno.

La svolta per quanto riguarda il design dei macchinari filtropressa avvenne a metà del 1800 in Gran Bretagna, in piena rivoluzione industriale.
Un macchinario meccanico con celle pressurizzate venne lanciato nella produzione di olio derivante dai semi delle piante per poi arrivare al primo modello di filtropressa in acciaio con piastre che trovò le sue applicazioni in campo alimentare e industriale.

Nel ventesimo secolo, per più di cento anni la filtropressa venne introdotta e usata nel settore minerario.
Una delle più proficue applicazioni fu quella del recupero della polvere di zinco dalle soluzioni di cianuro.
La filtropressa che dominò la scena in questo periodo fu la Eimco.

Con l’introduzione delle filtropresse a piastre e telaio, sorse il problema della rimozione dei panetti, che rimanevano attaccati al telaio e che costringevano l’operatore a staccarle manualmente.
La novità in questa direzione si ebbe nel 1959 grazie a K.Kurita e S.Suwa, che introdussero le filtropresse a camera incassata migliorando notevolmente la problematica sopra citata.

Un ulteriore passo avanti per quanto concerne la tecnica di filtrazione si ebbe con il diffondersi delle piastre a membrana, che alla piastra incassata aggiungono un diaframma o membrana che spreme fisicamente ogni panetto grazie all’acqua o all’aria compressa.
Con il passare degli anni e in base alla diverse esigenze si sono distinti due metodi di produzione per sostenere le piastre delle filtropresse: Overhead Beam e Side Beam.

Le filtropresse dello stile Overhead Beam sostengono il peso delle piastre con travi sospese.

Le filtropresse dello stile Side Beam sostengono il peso delle piastre con travi che corrono lungo i lati della macchina.

Oggi: semplicità, flessibilità ed efficienza rendono la filtropressa una macchina indispensabile in molteplici settori.

La filtro pressa Matec disidrata i fanghi estraendo l’acqua fino al 90% di recupero e formando panetti di fango con umidità residua inferiore al 15%.

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